Il Piano di Evacuazione per la Zona Rossa del Vesuvio del Comune di Napoli è un’innovazione nella pianificazione dell’evacuazione d’emergenza. Si basa su un approccio analitico e specialistico per spostare una vasta popolazione al sicuro in tempi stretti.

Il rischio vulcanico nell’area vesuviana pone sfide di pianificazione particolarmente critiche, data l’elevata densità abitativa della zona.
L’obiettivo è delineare metodi e strumenti per l’evacuazione preventiva di 38.041 persone entro una finestra temporale di 48 ore verso destinazioni remote (a 300 km di distanza). L’operazione, che combina evacuazione autonoma e assistita, si inserisce nel più ampio scenario di evacuazione dell’area vesuviana (700.000 persone in totale).

Il modello proposto sfrutta l’ottimizzazione delle infrastrutture esistenti e il coordinamento di personale civile e militare addestrato. Pur rispettando la normativa nazionale e regionale, l’approccio metodologico è sperimentale e pionieristico nella sua applicazione locale. La necessità di adattare il piano al contesto urbano e socio-economico specifico ha richiesto una prospettiva multidisciplinare, integrando urbanistica, ingegneria dei trasporti e gestione del rischio (studi sui disastri).
Il piano ha integrato Big Data esterni all’interno di modelli di simulazione, generando scenari complessi essenziali per alimentare il Sistema di Supporto alle Decisioni (DSS).

Input, elaborazioni e output

Nel 2023, il Comune di Napoli ha commissionato la redazione del Piano di Evacuazione della Zona Rossa, ponendosi come obiettivo il completamento dell’evacuazione entro 48 ore. Il documento organizza sia l’evacuazione autonoma che quella assistita (un sistema intermodale verso le Regioni gemellate) e si fonda su una base conoscitiva che integra normative, statistiche, infrastrutture e strategie di comunicazione esistenti.

I dati di input considerati derivano dal quadro normativo, dallo stato dei piani esistenti, da dati statistici, dalla configurazione fisica e dal livello di servizio attuale, oltre che dalle attività di informazione pubblica in corso.

Il piano si struttura attorno a due pilastri: l’evacuazione assistita e l’evacuazione autonoma. Queste due modalità vengono analizzate di seguito nelle loro componenti essenziali.

Esodo autonomo: La pianificazione dell’evacuazione autonoma è iniziata con una rigorosa validazione preliminare dei vincoli normativi di livello superiore e con una quantificazione della domanda di trasporto. Sulla base del tasso locale di motorizzazione e dei dati demografici, è stato stimato un totale di 22.939 autovetture equivalenti da evacuare.
La costruzione degli scenari ha seguito un duplice approccio metodologico:

  • Modellazione Temporale (Programmazione): La sequenza di sgombero nelle 48 ore è stata simulata attraverso uno studio parametrico che ha messo in relazione le sezioni di censimento residenziali con la capacità dei varchi di uscita. L’analisi ha prodotto quattro curve teoriche di sgombero; tramite una verifica comparativa interna, è stato selezionato lo Scenario Ottimale, successivamente affinato con aggiustamenti specifici per mitigare i picchi di traffico e armonizzare i flussi con le caratteristiche morfologiche dell’area.
  • Analisi Spaziale e Infrastrutturale: In parallelo, le vie di fuga sono state mappate in ambiente GIS e i varchi di II e III livello sono stati organizzati gerarchicamente. Questa fase ha integrato la domanda temporale (lo scenario ottimale) con l’offerta fisica delle infrastrutture.

La sintesi di questi processi ha alimentato un modello di assegnazione dinamica, consentendo un’analisi dettagliata del carico sulla rete e la verifica dei livelli di servizio (LOS) per garantire un’evacuazione fluida lungo i corridoi in uscita.

Evacuazione assistita: Il flusso operativo per l’evacuazione assistita (target di 38.041 persone) si è sviluppato attraverso due macro-processi interdipendenti:

  • Architettura della Mobilità d’Emergenza (Scenario di Sgombero con Trasporto Pubblico): Attraverso un’analisi geospaziale multicriterio, è stata sviluppata una rete preliminare di linee navetta e punti di raccolta capillari. La fattibilità tecnica, in termini di accessibilità e manovrabilità dei veicoli, è stata validata attraverso un confronto tecnico con l’azienda di trasporto pubblico (ANM).
    Lo scenario finale è stato definito assegnando in modo univoco ciascuna sezione di censimento alla relativa fermata, creando bacini d’utenza precisi per ottimizzare i tempi di imbarco.
  • Micropianificazione delle Aree di Attesa: Per ciascuna area è stata predisposta una scheda tecnica dettagliata (layout funzionale), specificando l’esatta ubicazione delle strutture temporanee, dei presidi medici e dei servizi essenziali, dimensionati per fornire assistenza e triage prima del trasferimento verso le Aree di Incontro.

Partecipazione

Il Piano integra organicamente strategie di comunicazione del rischio e processi partecipativi, entrambi essenziali per garantire l’adesione della popolazione e la resilienza del sistema sociale. In un contesto ad alta densità abitativa, la capillare diffusione di una cultura del rischio diventa, al pari delle infrastrutture, una condizione imprescindibile per l’efficacia operativa delle procedure di evacuazione. La natura innovativa e metodologica del lavoro è dimostrata anche dal suo valore didattico e di ricerca, essendo servito da caso di studio centrale sia per una tesi di laurea magistrale che per un master.

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