Un quadro metodologico innovativo sulla sicurezza stradale, finalizzato ad azzerare i fattori di rischio legati all’infrastruttura.
L’analisi dei punti critici (Black-Spot) stabilisce le priorità, mentre i modelli di progettazione mirano al rischio e proteggono gli utenti vulnerabili, fornendo interventi scalabili e pronti all’uso decisionale.
Questo paper è stato presentato all’European Transport Conference (ETC) tenutosi a Porto dal 9 all’11 settembre 2026 e si riferisce ad un progetto sviluppato nell’ambito del PUMS di Potenza. L’articolo si concentra sul tema della sicurezza stradale. Attraverso un approccio analitico e quantitativo, spiega come possono essere “trasformati” i dati statistici sugli incidenti stradali (database ISTAT) in soluzioni progettuali geometriche e funzionali. Il risultato è un’architettura di intervento sistematica in grado di convertire i dataset statistici in progetti di mitigazione del rischio, con un focus prioritario e replicabile tra diversi contesti sulla protezione degli utenti vulnerabili.

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Rilievi di traffico ai cordoni - 1. Analisi predittiva e individuazione dei punti critici (Black-Spot)
Il processo inizia con la decodifica del dataset nazionale ISTAT sugli incidenti stradali. Georeferenziando i sinistri, il modello isola i punti neri (Black-Spot), ovvero i nodi della rete stradale con eventi statisticamente ricorrenti nel medio periodo. Questo screening obiettivo fornisce una gerarchia di priorità basata sull’effettivo livello di pericolosità delle intersezioni, superando gli interventi sporadici e le percezioni puramente soggettive del rischio.
A supporto dell’analisi dettagliata e della comunicazione, abbiamo sviluppato una dashboard Tableau interna che integra il dataset dell’intero territorio nazionale. Lo strumento consente la navigazione geografica e interrogazioni interattive, evidenziando le distribuzioni temporali e spaziali dei sinistri e mettendo in luce i punti critici in modo dinamico.
La dashboard è parte integrante dell’individuazione delle criticità e della pianificazione degli interventi, facilitando una comunicazione efficace con gli stakeholder e la cittadinanza, condizione essenziale per il successo del Piano.

- 2. Validazione e screening degli asset
Una fase cruciale è la valutazione dei trend storici e della coerenza dei dati. Ogni nodo critico viene sottoposto a uno screening tecnico per confermare che non sia stato oggetto di lavori strutturali negli ultimi anni. Ciò garantisce che gli sforzi di riprogettazione si concentrino esclusivamente sui nodi oggettivamente non sicuri.
- 3. Diagnosi della dinamica degli incidenti stradali e tutela degli utenti vulnerabili
A partire dalla tipologia di incidente (frontale, laterale, tamponamento), il modello individua la causa. Un audit sistematico verifica quindi la conformità normativa di tutti gli elementi che compongono il nodo. L’audit accerta che gli assetti attuali non inducano comportamenti a rischio per pedoni o conducenti, correggendo ove necessario errori di pianificazione o adeguamento. L’obiettivo è passare da una sicurezza passiva a una riprogettazione protettiva dell’ambiente urbano.
- 4. Riprogettazione ingegneristica: dal dato allo schema operativo
La diagnosi si traduce in schemi progettuali risolutivi che guidano la scelta dell’intervento, tra cui:
– Intersezioni e rotatorie: per moderare le velocità operative ed eliminare i punti di conflitto.
– Segnaletica intelligente: per ottimizzare i flussi e garantire una protezione dedicata alle fasi pedonali.
– Geometria stradale: per adeguare i raggi di curvatura e rivedere le direzioni di traffico, semplificando il processo decisionale dei conducenti e riducendo le aree di conflitto.
- 5. Caso studio: Sperimentazione e validazione nella città di Potenza

L’efficacia è stata testata sulla rete urbana di Potenza, un contesto caratterizzato da una topografia complessa e da un tessuto urbano stratificato. La sperimentazione ha dimostrato l’adattabilità del modello a condizioni morfologiche estreme, trasformando i vincoli altimetrici in opportunità progettuali. Le soluzioni di mitigazione sono state concepite non come interventi puntuali isolati, ma come nodi all’interno di una strategia di rete, armonizzata con gli strumenti di pianificazione esistenti: i corridoi del Piano della Mobilità Ciclistica per garantire la continuità dei percorsi e le disposizioni del PEBA per l’accessibilità universale.
L’analisi dei dati ha isolato due nodi critici in prossimità di complessi scolastici, con un’elevata incidenza di incidenti pedonali e conflitti strutturali tra la mobilità attiva e i flussi di trasporto pubblico e privato, accentuati nelle ore di punta. È stata definita una tabella di marcia di attuazione modulare:
Fase 1 – Basso costo / Alto impatto: urbanistica tattica, segnaletica ad alta rifrangenza, illuminazione dedicata per gli attraversamenti pedonali.
Fase 2 – Riconfigurazione geometrica e sicurezza dell’interscambio: riqualificazione delle intersezioni, fermate del TPL più sicure e attraversamenti a norma per ridurre le velocità operative.
Fase 3 – Separazione dei flussi e ottimizzazione dei collegamenti verticali: sfruttamento delle pendenze naturali per realizzare passerelle pedonali elevate che collegano direttamente gli ingressi delle scuole alle fermate del TPL, separando fisicamente i flussi ed eliminando i punti di conflitto tra utenti vulnerabili e veicoli.
La forza del modello Data-to-Design risiede nella sua natura sistematica e scalabile, basata su protocolli analitici standardizzati e soluzioni ingegneristiche codificate. Si tratta di una metodologia esportabile in diversi contesti urbani ed extraurbani. Fornisce uno strumento operativo per le amministrazioni che puntano all’obiettivo Vision Zero, ridefinendo la sicurezza stradale come prevenzione anziché come mera risposta all’evento. L’esempio di Potenza, metodico e coerente con la pianificazione, illustra come i dati possano migliorare la sicurezza e puntare ad un rinnovo urbano coerente.
