Il lavoro di tesi di Master di II livello in Psicologia Architettonica e del Paesaggio di Laura Montioni si inserisce nel filone di esperienze del Piano di Allontanamento. Il rischio vulcanico rappresenta una delle sfide di pianificazione più critiche per i territori densamente popolati e la Protezione Civile ha riscontrato significative difficoltà nel diffondere consapevolezza e conoscenza delle corrette procedure di evacuazione.
Di fronte a questa criticità comunicativa, è necessario un cambio di paradigma che superi le logiche top-down di prevenzione, a favore di un approccio basato sull’ascolto e sulla cura comunitaria. Prendendo come caso studio la Sesta Municipalità di Napoli nei quartieri San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli, la ricerca propone di implementare la cartellonistica di emergenza, affinché possa accrescere la conoscenza, la familiarità e l’autoefficacia della popolazione.

Dopo la ricerca di best practice internazionali, si è scelta come metodologia di indagine sul campo l’intervista con un taglio etnografico, per ottenere un risultato qualitativo da parte degli abitanti della Zona Rossa. L’apporto di una indagine di questo tipo permette una raccolta di punti di vista laterali e di sfumature che possono supportare la tesi offrendo un arricchimento della visione di insieme. L’indagine, condotta con 21 residenti della Zona Rossa Vesuvio, ha evidenziato diverse criticità sulla percezione e la conoscenza del rischio. Tra le varie domande, si poneva come quesito di riconoscere quale, tra tre proposte, era quella installata a segnalare le aree di attesa. Solo un partecipante ha individuato i cartelli corretti. Le analisi condotte, incrociando i contenuti del Piano con i dati emergenti dalla letteratura, le indagini etnografiche e la valutazione critica della cartellonistica esistente, hanno evidenziato una carenza strutturale nel sistema di comunicazione e prevenzione del rischio vulcanico.

L’efficacia del Piano di Allontanamento del Vesuvio risiede non solo nella sua accuratezza tecnica, ma soprattutto nella sua capacità di essere assimilato e attuato dalla popolazione. L’approccio top-down ha generato un gap comunicativo, sfiducia e confusione, come evidenziato dalle criticità della segnaletica esistente e dalla percezione del rischio rilevata dalle interviste.
La proposta di implementare una cartellonistica di emergenza progettata in tempo di quiete secondo i principi del Design for All e della psicologia ambientale rappresenta lo strumento cruciale per convertire la consapevolezza in azione, riducendo l’ansia e accrescendo l’autoefficacia. Parallelamente, l’instaurazione di un canale di comunicazione bidirezionale attraverso un intermediario locale promuove una governance sussidiaria che vede il place attachment come un elemento di resilienza e non un ostacolo. Solo unendo la precisione ingegneristica con l’ascolto etnografico e la cura comunitaria sarà possibile garantire la buona riuscita dell’allontanamento in caso di emergenza.
